WhatsApp in arrivo il bollino contro spam e fake news

WhatsApp in arrivo il bollino contro spam e fake news

WhatsApp in arrivo il bollino contro spam e fake news

Presto un bollino applicato ai messaggi di WhatsApp ci segnalerà spam, fake news e catene di Sant’Antonio varie, tutti contenuti che effettivamente affliggono le conversazioni del popolare programma di instant messaging.

Come confermato ufficialmente da Carl Woog, capo della comunicazione di WhatsApp durante il suo intervento al Global Fact-Checking Summit che si è tenuto a Roma, la chat di proprietà di Facebook ha iniziato la sperimentazione di questa soluzione che quindi presto potrebbe arrivare sui nostri smartphone.

Aiutare i fact-checkers sarà una mossa futura cruciale per WhatsApp, abbiamo a cuore la sicurezza degli utenti”, ha commentato il manager. Secondo i dati snocciolati da Woog infatti “il 9% dei messaggi sono mandati tra due persone, i gruppi contano in media 6 utenti.

Un’altra soluzione per contenere la disinformazione è dare più potere agli amministratori dei gruppi che possono controllare le conversazioni e gestire il tipo di messaggi”.

WhatsApp in arrivo il bollino contro spam e fake news

Fonte
WhatsApp in arrivo il bollino contro spam e fake news
“Al momento non sono allo studio di WhatsApp contrassegni per le fake news, mentre per le organizzazioni di fact-checking non è ancora possibile raggiungere tante persone, l’app deve ancora implementare sistemi per grandi numeri è stata progettata per gli amici e la famiglia”.

Certo, non si tratta di una soluzione raffinata, perché mette sullo stesso piano bufale, catene e messaggi ripresi altrove che però potrebbero anche essere affidabili nel loro contenuto, ma è comunque un primo passo importante per combattere la disinformazione e stimolarci a verificare la provenienza di alcuni argomenti, trasformandoci in altrettanti fact-checker. 

A tallonare WhatsApp nel mondo è la chat cinese WeChat che poche settimane fa ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di profili. Una piattaforma che opera in un paese, la Cina, che monitora Internet e in cui “la disinformazione è punita con il carcere” ha ricordato nel corso del Global Fact-Checking Summit di Roma, Chi Zang dell’University of Southern California, studiosa di questa app di messaggistica.

“Molti di voi lavorano in paesi con una presenza significativa di immigrati cinesi”, ha poi detto la ricercatrice rivolgendosi alla platea del Summit e incoraggiando a interessarsi a WeChat chi lavora sulla verifica delle notizie e alla creazione di un network.

AMCOMPUTERS

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Lascia un commento